Alessandra D'Agostino Body Wrapper

Fiocco rosa o fiocco azzurro?

Non sono stata una di quelle donne in dolce attesa che dice di non avere assolutamente preferenze per il sesso.
Io si, io ce l’avevo. Volevo una bambina, la desideravo fortemente anche se in cuor mio ( istinto materno dicono ) sapevo di aspettare un bambino. Ricordo che un giorno parlavo con una mia cara amica, Raffaela mamma di Domenico e Silvia. Dopo averle detto che avevo una preferenza per una bambina lei mi disse una cosa che non dimenticherò mai

“Ale io ho entrambi.. ti voglio bene, ti voglio così bene che io ti auguro un maschio. Ti giuro che il legame con un figlio maschio è bellissimo, ti guarderà come mai nessun uomo ti ha mai guardata”.

All’epoca quelle parole non le ho comprese, anzi ho sorriso e le ho messe in un cassetto.

Io in fondo avevo una preferenza per una bambina, anche se in fin dei conti era una preferenza del tutto superficiale. Pensavo ai vestitini, alle calze, pensavo ai codini che le avrei potuto fare. Ci speravo così tanto che quando mio marito mi disse di averla sognata, mi lasciai completamente convincere. Mi disse che nel sogno era già nata ed era bellissima, bionda e con la pelle rosa. Mi lasciai convincere anche quando un giorno al centro commerciale acquistai una tutina, era bianca con dei bordini rosa, aveva dei fiorellini delicati ed un piccolo passerotto disegnato.

Ed invece no, non è stato poi così. Era il 7 settembre, andammo al nostro appuntamento dal ginecologo, mi poggió l’apparecchio sulla pancia e il cuore mi batteva all’impazzata. Ormai ero di 17 settimane e sapevo che durante quella visita avrei saputo il sesso. Arrivati nella zona X mi disse ” complimenti signora è un bel maschione” . Puffff… subito un tuffo al cuore. Un’emozione bellissima, anche se non lo nego, fu mista a “delusione”.

Ci ho messo poche ore prima di abituarmi all’idea che fosse un bambino. Poche ore e già non desideravo nessun altro se non lui.
Mi sono così innamorata nei mesi successivi all’idea di un bambino mentre la mia vita si tingeva di azzurro. Calzini mignon, tutine, copertine, culla, tutto di quell’azzurro pastello, chiaro e tenue che ancora oggi mi fa impazzire.

Mi sono anche ricreduta dal punto di vista “superficiale” della preferenza, poter vestire un bambino è ancora più sfizioso, mi piace ancora di più. Oggi quando mi guarda tra mille, quando mi fa delle feste che non gli ho mai visto fare a nessun altra persona, papà o nonni che siano, quando vuole me e cerca me, quando solo le mie braccia lo calmano dal pianto, mi tornano in mente le parole della mia amica Raffaela. Nessun altro uomo mi ha mai guardata come mi guarda lui.